la porta è un invito – venerdì 26 maggio 2017

Lo studio è aperto per dialogare, porre domande e trovare risposte.
L’occasione per incontrarsi e raccontarsi.

(PARLIAMO PER INTERPOSTE IMMAGINI)

il pavimento è un teorema
l’obelisco è un enigma
la fontana è una voce
la scala è una voragine
il tetto naviga nel cielo, chiglia in alto
la volta è un volo
la loggia è una navicella
la finestra è una trasparenza (è la vista, è la vita)
la stanza è un mondo

(disse poi Luisa Gusberti, che mi aiutò a fare questo libro la prima volta:
il grattacielo è una forza
la porta è un invito
il colonnato è un coro
la casa è un sogno)

la porta è un invito:
per essa si accede alla casa; mondo nuovo, intimo, personale, asilo, ospitalità, conforto, riparo e rifugio, fuori dalle miserie, brutture, e cattiverie del mondo.

Amate l’Architettura – Giò PontiStampa

Gli architetti Mariangela e Francesca De Napoli vincono il “Concorso di idee” per la città di Mesagne

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Giovani architetti baresi, Mariangela e Francesca De Napoli, si aggiudicano il secondo posto nel “Concorso di idee” promosso dalla città di Mesagne in provincia di Brindisi; il cui scopo principale era la progettazione di arredi urbani da esterno.

In particolare, il progetto presentato dalle due sorelle, ha origine dal desiderio di rendere omaggio alla devozione degli abitanti di Mesagne nei confronti della Madonna del Carmine per cui, analizzando il portale di ingresso della Chiesa a lei dedicata, sono stati estratti tre elementi significativi e si sono rielaborati come elementi decorativi.

L’idea di base per cui si è distinto il progetto dei due architetti per questi ambienti esterni urbani (dehors),verte sull’obiettivo di creare un manufatto “autonomo”, in modo da poter essere collocato indifferentemente in qualunque zona della città ma, al contempo, in modo che sia riconoscibile come arredo indipendente. Il risultato finale di questa minuziosa ricerca del dettaglio, si articola su una struttura in alluminio di forma cubica con pavimentazione in legno, circondata da pannelli in forex estendibili e retraibili a seconda delle esigenze ma, soprattutto, adattabile ai vari punti d’interesse, riproducibile in serie ed esteticamente etichettabile come decoro urbano. L’immagine che ne deriva è quella di scatole “intagliate” con decori che richiamano i caratteri del barocco leccese, puntando il focus sull’idea di fondo di arredi in stile con il contesto urbano che non ne intaccano i profili storici o architettonici, ma rimuovibili in qualunque momento si crei la necessità di tutelarlo.

Il traguardo raggiunto dai due architetti Mariangela e Francesca De Napoli, dimostra quanto il nostro territorio sia ricco di eccellenze e, a fronte dell’odierna “fuga di cervelli” verso il nord, per fortuna c’è ancora qualcuno che dimostra il suo valore restando ed investendo nella nostra Puglia.

Fonte: LSD Magazine

De Napoli Architetti vince la riqualificazione delle aree di Corato

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Il Concorso di Idee per la riqualificazione delle aree di Corato NA, aperto agli architetti e agli ingegneri, ha premiato come progetto primo classificato quello dello studio De Napoli Architetti di Bari.

Il progetto nasce dalla volontà di recuperare e rifunzionalizzare le 13 case minime, per i seguenti motivi: la conformazione regolare delle case permette massima flessibilità nella riprogettazione dei volumi, la loro posizione è l’ideale per la collocazione dei servizi di quartiere poiché servono in maniera uniformemente distribuita il cittadino che attraversa la piazza; l’indicazione del PRUacs è univoca nel prevedere il recupero delle 13 case minime per servizi di vicinato e viale Arno come piazza di quartiere attrezzata, disponibilità dell’Amministrazione comunale a recuperare le case, volontà di riqualificare l’esistente operando una scelta ecosostenibile, mantenere il senso di identità locale.

Gli obiettivi posti sono il miglioramento della qualità del decoro urbano, rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie esistenti, per finalità di interesse pubblico; accrescimento della sicurezza; potenziamento servizi di scala urbana; sviluppo infrastrutture al servizio di servizi sociali, culturali educativi e didattici; creare uno spazio in rapporto con il contesto urbano.
Il raggiungimento di tali obiettivi è stato possibile attraverso il mix funzionale: 3 macro categorie che funzionino sia di giorno che di notte (alimentazione, cultura e svago). I servizi proposti soddisfano le esigenze dei “negozi di vicinato” e al tempo stesso sono attrattiva per tutta la città, trasformando il rapporto tra quartiere e centro città da passivo ad attivo.

Lo studio degli spazi e dei percorsi: la permeabilità visiva garantisce la percezione dello spazio e quindi della sicurezza. Gli attraversamenti creano spazi in rapporto tra loro e con il contesto urbano.

Il progetto prevede l’utilizzo dei seguenti materiali: rivestimento a cappotto per migliorare l’efficientamento energetico; infissi a taglio termico; pensiline in legno, materiale naturale ed ecocompatibile; pavimentazione in cemento drenante; illuminazione led.

Sostenibilità e valorizzazione sociale tramite il recupero che rispetta la memoria che i cittadini hanno di viale Arno, mantenendo l’identità del luogo.
Sostenibilità ambientale anche mediante il recupero in quanto avremo uno smaltimento dei rifiuti pari a zero e con alta percentuale di aree destinate a verde urbano

Fonte: NiiProgetti.it

Mostra fotografica di Dario Binetti

Da domani a domenica 18 Dicembre, lo studio “Denapoliarchitetti” (Via V.N. De Nicolò) ospita “Io è l’altro – The Sound Tour”, mostra fotografica di Dario Binetti a cura della compagnia ResExtensa e con la partecipazione di Elisa Barrucchieri. Vernissage domani alle 19. Francesco Carrassi e Andrea Savoia si esibiranno nella performance “Io è l’altro e il visibile”.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Bari, mostra “Io è l’altro – The sound Tour”

Mercoledì 14 Dicembre, alle 19, nello studio “Denapoliarchitetti”, in Via Vito Nicola De Nicolò 7 a Bari, inaugurazione della mostra fotografica di Dario Binetti “Io è l’ altro – The Sound Tour” a cura della compagnia di teatrodanza ResExtensa e con la partecipazione della danzatrice e coreografa Elisa Barrucchieri.  L’esposizione sarà visitabile sino a Domenica 18 dicembre.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Quando le immagini si fondono con il movimento: a Bari “Io è l’altro” la mostra di Dario Binetti

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Da mercoledì 14 dicembre a domenica 18 dicembre, lo Studio Denapoliarchitetti ospita “Io è l’altro – The Sound Tour“, una mostra fotografica di Dario Binetti a cura della compagnia di teatro-danza ResExtensa e con la partecipazione di Elisa Barucchieri: un corpo consapevole plasmato da una danza elegante e modernissima.

Dario Binetti, fotografo con cuore da poeta e mente da filosofo, imprime immagini con la forza di un pittore. Come se fossero radiografie vive, dinamiche e pulsanti, in cui scorre la vita, le fotografie in b/n dell’artista sono radiografie dell’eterno dialogo, dell’eterna danza tra mente e corpo. Nell’osservare le sue opere chi guarda non può restare indifferente. Quei corpi e quei volti impressi sulla pellicola, infatti, non rappresentano qualcosa che avviene al di fuori di noi bensì sono uno specchio dei moti che avvengono all’interno di ognuno di noi: tanto in profondità che di solito non riusciamo ad accorgercene.

Con “Io e l’altro” l’artista brindisino va dritto all’essenziale e getta lo spettatore in una danza fra visibile e invisibili, fra mente e corpo, fra spirito e anima. Restituendo sulla pellicola il dolore e la tensione ma anche la bellezza e l’estrema dolcezza e sensualità di questi mondi che si sfiorano. Elisa Barucchieri accompagna e raddoppia questa tensione portando la sua decennale esperienza e la sua raffinata e complessa qualità di danzatrice-performer.

Fonte: LSDmagazine

 

IO E’ L’ALTRO – The Sound Tour dal 14 al 18 dicembre 2016

Lo Studio [denapoliarchitetti] ospita la Mostra Fotografica di Dario Binetti a cura di ResExtensa. Il vernissage è previsto per mercoledì 14 dicembre 2016 alle ore 19,00. La mostra sarà aperta dal 14 al 18 dicembre dalle ore 18.00 alle 22.00.
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Corato attende la nuova vita di 13 piccoli edifici: a De Napoli il concorso Belvedere

 

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di Nicola Signorile

Le case minime di Corato hanno un futuro. Il concorso di idee bandito dal Consiglio nazionale degli architetti e dal ministero di Beni culturali è stato vinto da Mariangela De Napoli, alla guida di un gruppo in cui ritroviamo Francesca De Napoli (con la quale ha fondato cinque anni fa uno studio a Bari), Francesco Giardino e Annapaola De Gennaro. Il bando prevedeva che ogni gruppo partecipante annoverasse almeno un 35enne: loro hanno esagerato, la più «anziana» ha 36 anni. I progettisti, giovani se non giovanissimi, hanno battuto sulla linea di traguardo il ben più maturo ed esperto Massimo Alvisi (che peraltro giocava in casa) piazzatosi secondo con il suo gruppo.

 

La premiazione dei vincitori è avvenuta sabato scorso, a Venezia, al Padiglione Italia della Biennale, nell’ambito della Festa dell’architetto 2016. I primi premi sono dieci, perché dieci erano le aree urbane periferiche delle quali progettare la riqualificazione, individuate nel bando di concorso. Periferie di città grandi come Palermo (il famigerato Zen) e Reggio Calabria, e di piccoli centri come Santu Lussurgiu in provincia di Oristano o San Bonifacio (Verona). E nella decina c’è anche Ruvo di Puglia, con l’area dell’ex convento in rione Cappuccini (qui ha vinto il gruppo capitanato da Cristiana Vannini).

Il progetto di De Napoli risponde al tema della trasformazione decidendo di osservare e rispettare la memoria dei luoghi: le 13 case minime non vengono demolite – come previsto dal Piano del Comune per il quartiere Belvedere – ma ristrutturate con criteri di efficienza energetica e destinate a nuove funzioni: alimentazione, cultura e svago. Con la speranza che i «negozi di vicinato» possano convivere con attività capaci di attrazione per tutta la città. Nasce così uno spazio pubblico tenuto insieme da un disegno fortemente unitario e da una strategia compositiva semplice e solida. Il volume della casa subisce la traslazione di una facciata per creare spazi semiaperti. La nuova doppia parete, realizzata in esili pilastri di legno, è in realtà un diaframma permeabile che si piega alla sommità per diventare una pensilina e agganciare il tetto della casa. Negli interstizi fra i pilastrini si installano banconi, mensole e sedute, a seconda della funzione. Pur destinato ad un uso esclusivamente pedonale, il viale Arno conserva la sua natura di percorso principale, ma si sfrangia negli attraversamenti laterali, fra i tredici piccoli edifici, e così diventa piazza attrezzata.

Dunque, i progettisti De Napoli & C. hanno incontrato il favore della giuria nazionale presieduta da Simone Gheduzzi facendo leva su due strategie progettuali: il riuso e la memoria, che sono anche valori intimamente legati.

Il compendio di case minime – di cui il Comune prevede con il «Pruacs» (Piano di riqualificazione urbana a canone sostenibile) la demolizione per costruire nella stessa area 28 nuovi alloggi – risale al 1954, su richiesta della Comunità Braccianti di Bari. Le abitazioni furono costruite in cinque anni dal Falp, il Fondo addestramento professionale lavoratori, con il lavoro degli stessi assegnatari, impegnati nei «cantieri scuola». I «proprietari» – gente povera, braccianti appena diventati muratori per sostenere il boom dell’edilizia- avrebbero dovuto rimborsare nel tempo solo il costo dei materiali da costruzione. Iniziarono a pagare una rata mensile, ma dopo un po’ non pagarono più. Ne nacque un contenzioso durato decenni e concluso solo con gli sfratti più recenti. C’è stato un momento – era il 1973 – in cui il Comune di Corato, considerato che quelle famiglie non avrebbero mai più saldato i debiti, deliberò di acquistare tutte le case, ma anch’esso non pagò al Falp che pochi anni dopo veniva sciolto mentre il quartiere Belvedere finiva alla Regione. Bisognerà attendere il 1983 perché il Comune diventi a tutti gli effetti il «padrone di casa».

Nel corso di mezzo secolo quelle case minime, costruite poveramente, si sono degradate. Si è però consolidata nella periferia sorta sulla via di Gravina e nella intera città di Corato la memoria di un luogo di forte significato sociale. E cos’altro è la storia della città se non la storia degli spazi e dei cittadini che li costruiscono e li abitano? Il progetto vincitore a Venezia fa onore a questa idea.

Fonte: PiazzaGrande